Forward is the only way to go

Quando penso a Parigi, in realtà, è un po’ come se pensassi a me stessa.
Mi spiego: ogni ricordo che ho qui è legato ad un evento, una persona, una sensazione. Non riesco a pensare a Parigi senza immergermi nel suo frastuono, nelle sue luci, nelle sue ombre. Non riesco a separarmi mentalmente dalla città che mi ha accolta. Così ogni luogo, per me, significa qualcosa e mi ricorda la mia vita. Come quella volta che dopo aver avuto una notizia terribile mi sono rifugiata al Louvre e sono stata seduta almeno tre ore sulla panchina in marmo della Cour Marly come un fantasma, trapassata dalla luce delle vetrate e dagli sguardi indifferenti dei turisti. Oggi per me la Cour Marly è come un rifugio… con tutta quella luce, quelle statue, quella gente… com’è possibile avere paura? Simon mi ripete sempre quella frase di non so chi e che ormai è diventata un grande cliché che dice “Essere parigini non è nascere a Parigi, ma rinascervi”.
Ecco, cliché a parte, trovo che il senso di appartenenza a questa città tiri a sé proprio chi tra le sue strade ha ritrovato sé stesso. Un po’ come me.

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